Propongo di condurre l’attenzione su due dati che ritengo oggettivi. Primo. La relazione pittura/musica (collaborazione, rapporto profondo e fecondo – ma, sopra tutto, mito della musica quale luogo ideale e polo d’attrazione per altre esperienze artistiche) si rafforza nell’epoca della prima avanguardia fino alla creazione di un vero e proprio modello musicale – paradigma e struttura di riferimento sempre attivi nel background della ricerca artistica novecentesca. Tale ‘modello’ – benché da ridefinirsi di volta in volta intorno a singole proposte o approcci concreti – rappresenta uno dei principali mezzi teorici che la pittura ha impiegato per trasformarsi in ciò che essa è, in fondo, ancóra oggi: qualcosa di invincibilmente estraneo a quella pratica della raffigurazione mimetica che per secoli ha dominato il concetto di rappresentazione. Secondo. Alle origini del pensiero artistico del ventesimo secolo (cioè, in sostanza, alle origini dell’avanguardia) può senza dubbio essere collocata, per diversi motivi, la figura di Baudelaire, iniziatore della tradizione del nuovo e quindi anticipatore della sensibilità estetica contemporanea. Con il suo lavoro di poeta, ma ancor piú con la sua opera saggistica, egli prefigura, descrive – e coglie in tutta la complessità che le compete – la nuova posizione dell’artista nella società industriale avanzata. Continua a leggere
La metafora musicale nell’analisi baudelairiana del linguaggio pittorico, di Sandro Sproccati, già pubblicato su “Hortus Musicus”, n.21, Bologna, 2005. Si ringrazia l’autore per la gentile concessione.
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