Chartula circumpictula (florsenversa). Calligramma.
Chartula circumpictula (florsenversa). Testo ed enchiridion.
I file sono tratti dall’opera “Sotto Silicea Scorza”, già editi in BAU, contenitore di arte contemporanea (Viareggio, 2007), canzoniere dedicato a Marco Corbelli, alias Atrax Morgue, e Francesco Pirella.
Di seguito la riflessione poetica di Tommaso Lisa.
Enchiridion
Frugando tra i simulacri dell’era digitale, emerge la fisicità del corpo. Il verso individua una superficie tensiva, catalogo di strutture incistate tra i tessuti, oggetti che si attivano nelle reti neurali. Arcadia di nanotecnologici artefatti, giardino di automi ottenuti per sintesi di disparati impulsi, i testi sono organismi sintropici moltiplicanti le forme dell’universo tramite l’artificio della metrica (astronomicamente, misura delle relazioni tra le disposizioni di eventi nello spazio-tempo). La materia verbale mima le strutture dell’universo, che è rete d’informazione, chip di computer. Così la macchina poetica mette in atto campionature e lacerti di lessico informatico, producendo suoni mutati per svincolarsi dalla staticità unilineare del supporto cartaceo. Sistema emulativo, ogni artefatto è manifattura araldica costruita per accrescere le percezioni del soggettoinorganico della parola, origine della biopoiesi, sviluppo di materia vivente a partire da molecole inerti, capaci di replicarsi per aggregazione e disgregazione di architetture alfabetiche, come l’RNA messaggero, informazione allo stato grezzo. Protesi organica mutante, il conglomerato dei testi implementa stimoli sensori immaginativi, sistema esperto di virtualizzazione dell’esperienza, delinea un’architettura vivente alternativa alla chimica del carbonio, collocata su un hardware replicato viralmente nei rientri della sintassi, dei lobi frontali, echeggiando una durata sospesa tra l’infinitamente piccolo, l’infinitamente grande, le linee di luci allineate nel non-spazio della mente, gli ammassi e le costellazioni di dati, come luci di una città, che si allontanano. Macchina fatta di altre macchine, gioco di echi e riflessi che connette le singole parti, originando un replicante attivato dallo snodo di relazioni che è il teatro anatomico del corpo. Le parole sono atomi, le sillabe cellule, le strofe organi, i testi apparati, i macrotesti esseri in mutazione: nel corpo sintetico e sinestetico che aumenta entropicamente il tasso di virtualizzazione, si animano figure fantasmatiche, voci simulacrali: Narciso, Eco, Proteo, Endimione, alter-ego presi nell’alternanza tra onda e fotone, materia e energia, spazio e tempo. Nel tessuto reversibile delle sillabe, nelle fibre pastose e variabili, deperibili e aggrovigliate, si legano componenti iconiche e sonore, lorganico e inorganico, mentre dalle fessurazioni della scorza di silicio si schiude una visione pluridimensionale degli elementi della natura. Ne risulta un artefatto brillante e oscuro, pingue e opaco, percorribile in ogni direzione, che scandaglia l’oggettività onirica del reale. La sua energia sonora muove un congegno celibe, amplifica le emozioni percettive dei fatti cosmici, siderei, inframolecolari, subatomici, neurali e informatici, virali, il fulcro del presente, tra radiazioni, neuroni specchio e mappe mentali, orbite concentriche, piedinature scart e finestre di trasmissione.
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